Crisi
Crisi: solo un simbolo ci salverà.
Crisi… se ne parla molto, da ormai quattro anni. Ha toccato tutti in un modo o nell’altro: artigiani, commercianti, dipendenti, liberi professionisti ed imprenditori. Soprattutto coloro che non hanno amici in politica, che non possono vantare grandi capitali con cui corrompere o proteggere, posizioni di potere accattivanti o amici che possono difenderli. Ha toccato, come sempre, le persone comuni, il terreno da cui tutti coloro che possono succhiano e prendono, senza chiedere il permesso e senza ringraziare. Eppure, ciò che preoccupa chi, come me, si occupa di informazione, non é paradossalmente la condizione di estremo sfruttamento, inequità e frustrazione in cui viene costretto il popolo, ma il progressivo stato di disinformazione e diseducazione esercitato ai danni dell’essere umano. Il concetto é molto semplice ed affonda le sue radici nella più antica strategia politica già vigente all’epoca romana e può essere ben riassunto dall’espressione latina “panem et circenses” che significa che in un momento di crisi e di decadenza, quando si ha a che fare con persone rese volontariamente vuote di contenuti ed obbligate a lavorare costantemente per sopravvivere, ciò che non deve mancare per evitare la rivoluzione e la presa delle armi é il cibo e l’intrattenimento.
E basta guardare come sono lievitate le vendite dei giochi al bar, i “gratta e vinci” e le lotterie, oltre che i programmi televisivi finalizzati al solo intrattenimento non contenutistico, per capire a che punto siamo. Neppure, duemila anni di storia ci hanno risparmiato dal compiere nuovamente gli stessi errori ed ora il “panem” é nuovamente a rischio. E quando si ha a che fare con persone affamate, a volte si rischia davvero grosso, si rischia la pelle. La violenza si respira e si percepisce, si mischia all’insoddisfazione di chi sperava per la propria vita qualcosa di meglio, alla rabbia di chi si é sentito defraudato dalle stesse istituzioni che dovevano tutelarlo, alla disperazione di chi non ha mai avuto giustizia, alla disillusione di chi credeva in qualcosa ed ora non sa più in cosa credere. Ma perché é così importante che le persone siano sempre più ignoranti? Perché i canali di informazione fanno tanta gola? Perché si spende tanto per distorcere, smembrare, reimpastare l’informazione e svuotarla dei suoi contenuti? Qualcuno direbbe “semplice, perché basta un solo cane a governare un branco di pecore“. Come a dire, che ciò che si spende a monte, viene poi più che ripagato dal risparmio a valle… Ma c’è di più. Svuotare la vita delle persone di contenuti é un ottimo business: innanzitutto favorisce immensamente il dilagare della depressione, inoltre, avendo sempre meno basi culturali per valutare le più disparate situazioni che fanno capolino nella nostra esistenza, siamo sempre più costretti ad appoggiarci ad altri: professionisti, consulenti, esperti ed a credere a prodotti, senza valutarne ad esempio gli effetti collaterali che possono comportare. Qualcuno potrebbe sempre pensare che internet ci salverà. Certo, internet può essere una miniera di informazioni e grazie alla rete io, ad esempio, posso scrivere e diffondere questi miei pensieri, ma, come qualsiasi meraviglia, anche internet nasconde anche un potenziale lato oscuro: per quanto utile può rivelarsi anche fuorviante, falsa, interessata e più manipolata di quanto possiamo credere. Inoltre, senza una solida base culturale che ci permette di essere critici e di avanzare alcune domande e perplessità, é davvero difficile non accogliere come “soluzioni” o come “prodotti miracolosi” ciò che ci viene offerto, o, tantomeno, mettiamo in discussione ciò che leggiamo, soprattutto se legittima le nostre speranze, aspettative o perplessità.
Ed ora, per comprendere l’importanza della cultura e dell’informazione, proviamo per un attimo a pensare come cambia l’emozione e la modalità di vivere un bicchiere di vino quando ne si conosce la sua rarità, dove, come e quando viene prodotto, coltivato, vendemmiato. Quando ne si conoscono le caratteristiche, gli eventuali usi rituali e popolari, le possibili applicazioni quale rimedio popolare. Quando ci vengono narrate le storie, e citate le mitologie che lo comprendono o lo vedono protagonista, quando ci vengono illustrati gli accostamenti e magari qualche citazione o passaggio storico che proprio da quel vino hanno tratto ispirazione. La conoscenza ci permette di amplificare, quell’esperienza, di viverla in maniera totale e totalizzante, di aumentare il valore percepito di ciò che stiamo bevendo. Ma quale Magia rende possibile tutto ciò? Quel vino, da semplice vino é divenuto simbolo, simbolo di tutto quello che rappresenta, di tutto il processo che l’ha prodotto, di tutte quelle persone che hanno permesso che arrivasse a noi e di chi ci ha messo tanto amore e tanta passione. Quel bicchiere di vino si é dunque riempito di molto altro, e berlo significa colmare di contenuti anche noi stessi, senza necessità di berne molto, che anzi, sarebbe quasi dissacrante, visto ciò che rappresenta. Ed ecco che quel bere vino diventa rito, diviene cerimonia, qualcosa che ha a che vedere con il sacro, con la spiritualità e che non c’entra nulla con una determinata “categoria religiosa”. Diviene un’esperienza comune a tutti gli uomini senza differenza di grado, cultura, età, era di appartenenza, diviene tocco che risveglia il collegamento con il tutto e rappresenta un tuffo nella nostra storia, in quel non so ché, che abbiamo tutti e che ci porta a cercare sempre il senso di ciò che succede e di ciò che facciamo.
Per vivere una comunissima esperienza come questa con quest’intensità, é necessario che una persona sia nella posizione di potersela godere, ovvero di conoscerla e se nessuno può spiegargliela perché magari nessuno del suo ambiente é così ricco di conoscenze in quel determinato ambito, é bene che vada da sé sulle tracce di tutto questo. C’è insomma bisogno di un terreno accogliente e c’è bisogno, allo stesso modo, che le cose vengano preparate con il cuore, con l’Amore, e nel rispetto delle tradizioni e delle culture umane. Secondo i riti che provengono dalle parti più nascoste e lontane di noi, ma che in ogni più piccolo atomo ci appartengono e fanno parte di noi.

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